Partita IVA per parrucchieri: costi, obblighi e requisiti

20 Marzo – Tempo lettura 9 min

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"Aprire la partita IVA per un parrucchiere che vuole iniziare a svolgere la professione è un passo obbligatorio. Ecco allora tutte le informazioni a riguardo"

Quella del parrucchiere è una di quelle professioni che dà la possibilità di lavorare in proprio, avere il proprio salone di bellezza ed essere il capo di sé stessi.

Per avere tutto questo però è necessario aprire la partita IVA.

Come si fa? Come funziona?

In questo articolo ci sono tutte le informazioni necessarie per fare questo passo importante per il proprio business, dai costi, al codice ATECO, le Agenzie delle Entrate e molto altro.

Perchè diventare parrucchiere?

Quello del parrucchiere è uno dei mestieri che viene sottovalutato più di tutti. Eppure basterebbe fermarsi e pensare a quanto ci impiega una persona a trovare il suo parrucchiere di fiducia per capire la difficoltà di questa professione.

Per diventare parrucchieri non è sufficiente saper tenere in mano un paio di forbici e tagliare capelli.

In ogni salone di bellezza che si rispetti, infatti, oltre agli attrezzi del mestiere, è possibile ammirare sulle pareti attestati e riconoscimenti.

Lo studio è un fattore fondamentale per diventare parrucchieri. Non si tratta solamente di imparare a maneggiare i vari strumenti, ma si imparano concetti legati alla chimica e la biologia. Giusto per fare qualche esempio.

Lo step decisivo è quello di frequentare una scuola di formazione ed essere in grado di conseguire l’attestato di qualifica professionale.

 

Foto parrucchiere e cliente durante piega capelli

Questo attestato è il foglio di carta indispensabile per qualsiasi parrucchiere, indipendentemente dal fatto che voglia lavorare per qualcuno o in proprio.

Nel secondo caso c’è un’altra condizione necessaria, la partita IVA.

Cos’è la partita IVA

Prima di scoprire cosa deve fare un parrucchiere per aprire la partita IVA, è bene spiegare cosa significano queste tre lettere.

Per partita IVA si intende un numero composto da 11 cifre che permette di identificare il contribuente. Questo può essere sia un singolo individuo che una società titolare della partita IVA.

L’acronimo sta per “imposta di valore aggiunta”, ovvero un’imposta che viene applicata sulla vendita di beni o di servizi.

Le prime sette cifre del numero fanno riferimento al nome del titolare, le tre successive invece sono un codice che permette di identificare l’Ufficio delle Entrate, mentre l’ultima cifra svolge una funzione di controllo.

La partita IVA per parrucchieri ed estetiste

Nel momento in cui un parrucchiere decide di mettersi in proprio, è tenuto a mettere in regola la sua posizione fiscale.

Per fare questo è necessario aprire la partita IVA. Non è assolutamente possibile invece adottare il sistema della prestazione occasionale: la partita IVA è obbligatoria.

Sono quattro i passaggi che bisogna seguire per regolare la propria situazione fiscale.

1. L’Agenzia delle Entrate

A meno che non si abbia già una grossa esperienza nel settore del commercio, è bene che ci si rivolga a delle figure appropriate per farsi aiutare a compiere questo passo.

La prima cosa da fare è dare via alla procedura comUnica, che permette di avvertire gli enti in questione, come la Camera di Commercio, l’INPS artigiani e così via.

In queste fasi iniziali la consulenza è fondamentale, perché ci sono decisioni importanti da prendere e sulle quali è normale non avere una grossa conoscenza.

2. Codice ATECO

Non tutti i mestieri sono uguali e quindi a ogni professione viene dato un codice specifico. Il codice che un parrucchiere deve utilizzare è 96.02.01, che fa riferimento ai servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere.

Questo codice si chiama ATECO e permette al parrucchiere di lavorare a domicilio oppure di potersi aprire il proprio salone.

3. Regime Fiscale

Per regime fiscale si intende semplicemente l’ammontare delle imposte che il proprietario di una partita IVA deve pagare annualmente.

C’è una possibilità molto vantaggiosa per non pagare una quantità enorme di tasse, soprattutto per coloro che hanno appena iniziato a svolgere la professione di parrucchiere. Questa possibilità si chiama regime forfettario.

Questo regime fa riferimento a quelle partite IVA che che hanno annualmente non fatturano più di 65mila euro. Un’altra condizione per poterlo utilizzare è di essere residenti in una località italiana oppure svolgere l’attività sul territorio italiano per almeno il 70% del fatturato totale.

Questo permette al parrucchiere di pagare un’unica imposta sostituiva all’anno, che equivale soltanto il 15% sul reddito imponibile.

Non è tutto qui, il regime forfettario comporta altri benefici, come per esempio la possibilità di non dover registrare le fatture e di non operare all’interno del campo dove viene applicata l’IVA.

Cosa significa questo ultimo vantaggio? Significa che un parrucchiere in regime forfettario non deve aggiungere il 22% di IVA sulle proprie fatture e quindi ha la possibilità di potersi avvantaggiare nei confronti della concorrenza, mantenendo dei prezzi più accessibili e massimizzando così i profitti.

4. INPS e contributi

L’ultimo tassello del lavoro in proprio riguarda i contributi per la pensione.

La professione di parrucchiere è infatti inserita nelle attività artigianali e quindi è necessario iscriversi nella categoria Gestione Commercianti e Artigiani all’INPS.

I contributi che un parrucchiere è tenuto a pagare durante la sua carriera lavorativa si suddividono in due:

  • Contributi fissi: questi si versano su una soglia di reddito minimo che viene determinata ogni anno. Per gli under 21 l’aliquota è del 21,45%, mentre per gli altri è del 24%.
  • Contributi a percentuale: questi vengono calcolati prendendo in considerazione la quantità di reddito che supera la quota minima. Le percentuali sono identiche a quelle dei contributi fissi.

Anche in questo caso ci sono dei vantaggi per coloro che si trovano a regime forfettario. Infatti un parrucchiere in questa situazione ha la possibilità di richiedere all’INPS una riduzione del 35% su entrambi i contributi.

Costi e obblighi della partita IVA per parrucchieri

Essere proprietario di una partita IVA comporta degli obblighi, principalmente due: la dichiarazione dei redditi e le imposte INPS.

La dichiarazione dei redditi, come si capisce già dal nome, è una dichiarazione dell’interessato sulla quantità di reddito che ha guadagnato durante l’anno. Questa deve essere presentata ogni anno e il tempo di consegna è all’inizio dell’estate.

Anche le imposte e i contributi INPS devono essere pagati ogni anno. Si dividono in due categorie:

  • Imposta sostitutiva: 5 o 15% del reddito imponibile
  • Contributi minimi a percentuale: dal 21 al 24%.

Un altro costo che ogni parrucchiere è tenuto a pagare è l’INAIL, ovvero l’assicurazione sul lavoro. La quota è di circa 100 euro ogni anno.

Quali sono i requisiti per aprire la partita IVA?

Naturalmente non basta aver concluso i propri studi ed essere in grado di svolgere la professione per poter aprire una partita IVA.

Siccome il parrucchiere viene considerato un artigiano, ci sono alcuni requisiti di questa categoria che bisogna rispettare:

  • Avere la maggiore età
  • Essere titolari di una sola impresa
  • L’attività deve essere prevalente
  • Bisogna assumersi la piena responsabilità, rispettando oneri e rischi
  • Il lavoro deve essere svolto in modo abituale e prevalente
  • Rispettare i limiti dimensionali in base alla produzione.

Aprire la partita IVA per un parrucchiere che vuole iniziare a svolgere la professione è un passo obbligatorio.

Nonostante la prassi non sia delle più semplici, il consiglio è quello di rivolgersi sempre a qualcuno preparato in materia e non pensare di poter fare tutto da soli.

Un altro consiglio da tenere sempre in considerazione è il regime forfettario. L’inizio di carriera in un ambito lavorativo come per questo può non essere semplice e pagare meno contributi è sicuramente un vantaggio da non lasciarsi scappare.

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